Sguardi contemporanei sulla memoria (Il Mattino di Napoli, 2010)

LA PERSONALE. LE OPERE NAPOLETANE DI PILAR COSSÌO ALL’ISTITUTO CERVANTES.

di Arianna Ziccardi

Da Torino a Parigi, da Roma a Madrid, da Londra a Santander. Il percorso artistico ed esistenziale di Pilar Cossío (nella foto, un’opera) è segnato da città, stazioni, treni e porti. La sua idea di arte come una forma di memoria che mette in gioco il senso del tempo, non poteva che condurla a Napoli, città-mondo, stratificazione e palinsesto. L’Istituto Cervantes ospita fino al 15 luglio la personale “Nápoles. Memoria y olvido” dell’artista cantabrica, una mostra che raccoglie sedici opere realizzate nell’ultimo decennio ispirandosi ai suoi diversi soggiorni napoletani.

«Napoli è un luogo pieno di memoria e di vita – afferma Pilar Cossìo.- Questo è il suo pregio e, in qualche modo, anche il suo limite. In queste opere mi sono ispirata all’energia della città che è così potente, violenta, da aggredirti. C’è bisogno di far trascorrere del tempo per riuscire a metabolizzarla.»

Ed ecco che le suggestioni napoletane ritornano nelle opere in mostra rielaborate in un’esplorazione sui limiti reali e metonimici dell’oggetto, assistita dall’idea di viaggio: nel tempo, dalla realtà al sogno, dal visivo al mentale e viceversa. Una montagna di sale illuminata rappresenta il Vesuvio, una parrucca poggiata su una mensola barocca evocare il teatro, così presente nella cultura partenoto pea.

José Vicente Quirante Rives che a fine giugno lascerà con rammarico Napoli per trasferirsi a Madrid, ha voluto concludere con questa mostra il suo intenso periodo di direzione dell’Istituto Cervantes.« La nostra sala esposizioni, di fronte al Vesuvio, è la cornice ideale per far conoscere l’importante opera di Pilar che trova in Napoli la cornice ideale – ha commentato Rives.- Gli oggetti ci parlano della memoria con uno sguardo sempre contemporaneo. La sua è una riflessione ludica sul trascorrere del tempo, a volte malinconica, ma sempre leggera. Dove la leggerezza è una caratteristica dello guardo gentile di Pilar, l’eleganza onirica degli oggetti armati di memoria.» Dipinti, collage di vari materiali, installazioni, fotomontaggi costituiti principalmente da trasparenze, nei quali si sovrappongono icone e immagini emblematiche che imandano all’immaginario simbolico. Gli oggetti della nostra quotidianeità, sottratti al tempo, ci appaiono in un’altra dimensione, costruendo spazi onirici ed evocativi che ci introducono nel personalissimo e poetico universo dell’artista.

Un universo profondamente femminile, dove sono gli oggetti a evocare la levità e la sensibilità delle donne. Bamboline poste su un giradischi, roteanti su sè stesse all’infinito; il bianco tutù della danzatrice di Pavana, che ormai liberata dalla gravità galeggia nell’aria circondata da un alone di luce, mentre a terra uno specchio circolare trasforma il suo disotto in abisso. E poi le scarpe, ballerine e tacchi a spillo, poggiate su una mensola, su di un quadro, sovrapposte in un fotomontaggio a una vecchia fotografia in bianco e nero del porto di Napoli, ci ricordano il passo leggero ed elegante con cui le donne attraversano il mondo.

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